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Il cav accoglie due servizio civiliste
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CONTATTI

 CENTRO di AIUTO alla VITA

Reggio Emilia 

Tel./Fax  0522.451197 - 346 9794520

dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13.

e.mail: info@cavreggioemilia.it

Per emergenze contattare 335 8790797

 COME RAGGIUNGERCI

 

Dal 1 luglio al 3 settembre il CAV rimarrà aperto per gli appuntamenti con le donne  i progetti individuali: vi preghiamo di contattarci telefonicamente per fissare un appuntamento con le educatrici.

Per consegnarci materiale (abiti per bimbi 0-1 anno, pannolini, alimenti per l’infanzia, ecc) vi chiediamo gentilmente di prendere un appuntamento contattando i numeri 335/8790797  o 346/9794520 dalle ore 9 alle ore 13.


Ricordiamo a tutti che è sempre attivo per le urgenze il num. 335 8790797  e che è sempre online un operatore di SOS vita per dare informazioni via internet alle donne .

 

ESTATECAV

ELENA

E’ uscito il bando per il servizio civile 2017-2018. Anche il CAV ospiterà  due servizio civiliste che affiancheranno l’educatrice e le volontarie nel “prendersi cura” delle mamme e dei loro bimbi.

 Il servizio civile  è un’opportunità importante per tutti i giovani/le giovani dai 18 ai 28 anni che desiderino sperimentare l’accoglienza alle persone in difficoltà in un contesto formativo e di socializzazione.

Un anno dedicato agli altri ma anche  a se stessi:  un anno di formazione dunque, sia generale che specifica, ma anche servizio all’altro, che permette di mettersi alla prova ed instaurare nuove relazioni; un anno di crescita personale e di arricchimento professionale.

Per maggiori informazioni contattate CARITAS tel. 0522 922520 - fax 0522 1602131

E MAIL: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.



 

 

 

fascia africa

La mamma italiana è in genere una mamma con la M maiuscola: una mamma che mette i suoi figli al centro, che vede in loro la realizzazione dei suoi sogni e delle sue aspettative. 

Ma come viene vissuta la maternità sul piano fisico, psicologico ed emotivo nelle altre culture?         

Altrove i figli sono tanti e arrivano perché lo vogliono loro. In molte zone dell’Africa i figli sono spiriti che arrivano sulla terra per loro volontà: in Mali ad esempio si crede che questi spiriti abbiano una settimana di tempo per decidere se restare tra gli uomini o andarsene, mentre in Benin  un neonato con una malformazione viene considerato una divinità perché “speciale” e destinato a portare qualcosa di buono a tutta la comunità.

In Africa le donne hanno il compito di proteggere il bimbo che portano nel grembo: ecco perché ad esempio la gravidanza deve rimanere segreta il più a lungo possibile. Se nessuno sa del piccolo,  gli spiriti non possono fargli male e gli invidiosi non possono lanciargli il malocchio. Quando poi la gravidanza è inoltrata e non può più essere tenuta segreta, allora la mamma protegge il bimbo impedendo che chiunque tocchi la sua pancia.

Persino al momento del parto, è bene, nelle culture africane, che non si senta il pianto del neonato o le grida della madre: le donne del villaggio, intorno alla partoriente, fanno rumore e cantano forte, per evitare che gli spiriti si vengano a prendere il piccolo.

Quando poi il bambino nasce, la madre, curata e aiutata in tutte le faccende domestiche dalle altre donne, per i primi tre mesi  ha il compito fondamentale di “dare forma al bimbo”: lo lava, lo purifica, lo massaggia, e lo prepara così all’ingresso nella comunità. Solo allora gli viene dato il nome e solo allora viene ufficialmente accolto nel gruppo sociale.

Nei paesi islamici è motivo di vanto avere tanti figli, specie per l’uomo che viene considerato più virile e potente. La donna invece in genere arriva al parto senza sapere che cosa l’aspetta: se durante il travaglio ha paura, le altre donne cercano in ogni modo di distrarla da quello che sta succedendo. Il parto deve rimanere qualcosa di misterioso.

Il latte materno, nelle culture tradizionali, serve a dare al bambino la forza: se la mamma è senza latte, sarà compito della comunità prendersi cura dell’allattamento, il bimbo verrà nutrito da altre donne del gruppo.

Il contatto fisico tra madre e figlio in molte parti dell’Africa è molto importante: le donne legano il bimbo stretto a sé con uno scialle e lo portano sulla schiena in ogni momento della loro giornata. Il bambino talvolta arriva ad un anno d’età senza essere stato posato al suolo: fargli toccare terra, significa per la mamma africana esporre il piccolo a contaminazioni e pericoli.

La cosa strana è che quando finalmente il bimbo compie un anno, in pochi giorni inizia a camminare: sulla schiena della madre ha imparato istintivamente gli equilibri necessari alla camminata.

Quale è allora il nostro ruolo nell’accompagnare una donna in gravidanza di altre culture in un contesto così diverso dal loro?

La dott.ssa Vighi ci consiglia alcune strategie…

  1. Aiutare la donna a trovare il giusto equilibrio tra i due mondi in cui si trova a vivere…ricordiamoci che la gravidanza è un momento di passaggio nella vita di ogni donna, la straniera vive anche  in bilico tra la sua cultura tradizionale e quella occidentale.
  2. Non giudicare ciò che non capiamo e che forse come occidentali non potremo mai comprendere del tutto
  3. Ricordare che in Occidente noi esistiamo anche da soli, mentre in molte culture tradizionali l’individuo ha significato perché parte di un gruppo, di una comunità. Di conseguenza in Italia la mamma si preoccupa di “suo” figlio, del “suo” benessere, della “sua” salute, della “sua” istruzione; la mamma straniera invece spesso “dona un bimbo alla comunità” e la comunità ha il dovere di prendersene cura.

 

LO SCRIGNO DEI GRAZIE

 

 

Periodo: fine aprile /inizio maggio  

Obiettivi: sottolineare che la vita è bella e che  “sono felice di essere nato”.  Imparare a dire “grazie” e stimolare la conversazione “positiva” tra mamma e bimbo.

Attività 1: i bimbi sono invitati a pensare a tutto ciò per cui vorrebbero dire grazie alla mamma e disegnare queste esperienze su dei foglietti preparati appositamente (Mi rende felice….) . I foglietti verranno raccolti e la maestra scriverà in poche parole ciò che i bimbi hanno cercato di disegnare. I foglietti verranno arrotolati. 

Esempio

GRAZIE

 

Attività 2:  I bimbi realizzeranno con tecniche diverse un piccolo scrigno da regalare alla mamma (potrebbe essere una scatola o una tazza o un altro contenitore: l’importante è che ci sia scritto “Lo scrigno dei grazie”). Lo scrigno sarà un contenitore “speciale”  per i messaggi tra il bimbo e la mamma: per la festa della mamma lo scrigno sarà riempito con i foglietti “Mi rende felice…” 

Nello scrigno verranno posti anche foglietti bianchi “Mi rende felice…” : Si inviteranno poi le mamme ad usare il contenitore per dire al proprio bimbo cosa le rende felici.

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