Un luogo di relazioni con, per e tra mamme
Accogliere la Vita
..un atto d'Amore
Ascolto, condivisione e sostegno
Un numero verde e una chat per parlare della tua gravidanza inaspettata
Un gesto gratuito che per noi vale tanto!
TU SEI DONO!

NEWS HOME

CONTATTI

 CENTRO di AIUTO alla VITA

Reggio Emilia 

Tel./Fax  0522.451197 - 346 9794520

dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13.

e.mail: info@cavreggioemilia.it

Per emergenze contattare 335 8790797

 COME RAGGIUNGERCI

 

Chi bussa alla nostra porta? Mutamenti in atto nelle utenze CAV

knocking

Con la legge 194 nel 1978 il legislatore sanciva le “ NORME PER LA TUTELA SOCIALE DELLA MATERNITÀ E SULL'INTERRUZIONE VOLONTARIA DELLA GRAVIDANZA”.  Nell’ art. 16 della stessa legge si legge : “il Ministro della sanità deve presentare al Parlamento una relazione sull'attuazione della legge stessa e sui suoi effetti, anche in riferimento al problema della prevenzione”. Di fatto, ogni volta in cui una donna interrompe chirurgicamente la gravidanza, viene compilato un documento (modello ISTAT D12) che serve alla regione per comunicare al Legislatore i dati statistici delle donne che hanno effettuato l’ IVG.

Dalla relazione 2016, si evincono i seguenti dati:

nel 2015 - 87639 aborti chirurgici

nel 2014 – 96578 aborti chirurgici 

Secondo il Legislatore le IVG sono calate del 9.3%.

Il dato però non tiene conto del fatto che a partire dal 2015 le donne maggiorenni non necessitano più di prescrizione medica per acquistare la pillole del giorno dopo.  

Secondo il ministero le donne che hanno praticato l’interruzione volontaria di gravidanza (chirurgica)  nel 2015 erano:

  • 30% straniere
  • 57% nubili
  • 44% primipare cioè senza altri figli
  • 27% recidive cioè avevano già abortito in passato

Inoltre il ministero evidenzia un aumento dell’aborto terapeutico (oltre la 12° settimana) e sottolineava che ancora oggi ci sono molti aborti clandestini (stimati tra i 12.000 e i 15.000/anno).

In questi dati non sono indicati gli aborti chimici, ovvero quelli generati dalla pillola del giorno dopo o dei 5 giorni dopo.

Secondo i dati che il CAV ha raccolto nel 2015 invece:

i CAV di Italia nel 2015 hanno accolto 30862 donne, di cui 13005 gestanti.  Di queste :

  • 80% straniere
  • 30% a rischio aborto
  • 7% con certificato di prenotazione dell’interruzione già in mano

Tramite SOS vita (chat e numero verde) invece :

  • 95% donne italiane
  • 25% donne a rischio aborto
  • 51% donne a rischio concepimento (ovvero donne che ancora non hanno fatto test di gravidanza)

Analizzando  questi numeri, si comprende quindi che

- bisogna ritornare nei luoghi dell’aborto (non solo negli ospedali ma oggi anche nelle farmacie dove le pillole abortive sono acquistate con grande disinvoltura).

- ai CAV oggi arrivano prevalentemente donne straniere. Il numero verde e la chat di SOS Vita sono un canale importantissimo per accogliere le donne italiane. I CAV devono rinnovarsi e adeguarsi alle nuove modalità di comunicazione. Da qui l’esigenza di formazione continua per i volontari CAV.

-occorre fare promozione /cultura della vita nelle parrocchie, nelle scuole, nelle farmacie,  negli ospedali. 

 

DOVE LA DISUMANITA’ AVANZA NOI TESTIMONIAMO L’UMANO

lezione magistrale del Prof. Fusaro

Oggi viviamo un’epoca di razionalità che oscura l’individuo: l’uomo moderno vive isolato, monade solitaria in un contesto complicato dominato dalla globalizzazione e dalle regole del mercato economico.

L’uomo di oggi  non crede più a nulla se non nella propria libertà e celebra il nichilismo come chance di liberazione dalla convenzioni.

Oggi si vive di tecnologia e  ci si sforza di rimanere al passo con i tempi: non ci si chiede più “chi sono” o  “cosa ci faccio qui”, domande che da sempre l’essere umano si è posto per comprendere la propria esistenza. 

L’uomo di oggi non accoglie la morale ma non la contesta nemmeno: semplicemente non se ne cura, perché i suoi sforzi sono tutti concentrati sul rimanere al passo con i tempi.  Come scrisse Guenther Anders, “l’uomo si sente antiquato rispetto alle realizzazioni tecniche che lui stesso crea”: è l’epoca del post-umano ovvero l’ era dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, dell’alienazione, della disumanizzazione dei rapporti.

L’uomo di oggi è senza radici (basti pensare ai tanti giovani che per trovare un lavoro sono costretti a trasferirsi in un altro stato o in un’altra città), perde la sua memoria storica ma anche il suo futuro. I giovani non pensano al domani, vivono solo  nel “qui e ora”, in un presente che occupa ogni minuto della giornata ma che al contempo lascia sempre insoddisfatti.

L’uomo di oggi si sente al centro del mondo (internet ci dà l’illusione della conoscenza totale e i social ci fanno credere che tutte  le relazioni si possano vivere a distanza) e tende all’auto-potenziamento infinto.  Se, come disse Epicuro, il povero è colui che non si accontenta mai, l’uomo moderno può dirsi povero.

 Nella corsa alla tecnologia si è dimenticato delle sue radici e del la morale, generando un società di migranti (Ratzinger disse “oggi si parla al diritto alla migrazione e non al diritto al radicamento”) che potrebbe dirsi  DISUMANA.

A noi, oggi, è chiesto di ricostruire l’umano, di testimoniarlo con la nostra esperienza (la parola esperienza, “Erfahrung” in tedesco, include in sé il concetto del viaggio nel tempo), incontrando e affiancando tante fragilità,  nuovi poveri, colti dal  senso di inadeguatezza e spesso incapaci di chiedere aiuto .

I tanti centri CAV nel nostro paese  e le numerose associazioni di volontariato che si prodigano ogni giorno nel sostegno all'altro, sono però motivo di speranza per un futuro in cui trionfi il  nuovo umanesimo. 

 

 

fascia africa

La mamma italiana è in genere una mamma con la M maiuscola: una mamma che mette i suoi figli al centro, che vede in loro la realizzazione dei suoi sogni e delle sue aspettative. 

Ma come viene vissuta la maternità sul piano fisico, psicologico ed emotivo nelle altre culture?         

Altrove i figli sono tanti e arrivano perché lo vogliono loro. In molte zone dell’Africa i figli sono spiriti che arrivano sulla terra per loro volontà: in Mali ad esempio si crede che questi spiriti abbiano una settimana di tempo per decidere se restare tra gli uomini o andarsene, mentre in Benin  un neonato con una malformazione viene considerato una divinità perché “speciale” e destinato a portare qualcosa di buono a tutta la comunità.

In Africa le donne hanno il compito di proteggere il bimbo che portano nel grembo: ecco perché ad esempio la gravidanza deve rimanere segreta il più a lungo possibile. Se nessuno sa del piccolo,  gli spiriti non possono fargli male e gli invidiosi non possono lanciargli il malocchio. Quando poi la gravidanza è inoltrata e non può più essere tenuta segreta, allora la mamma protegge il bimbo impedendo che chiunque tocchi la sua pancia.

Persino al momento del parto, è bene, nelle culture africane, che non si senta il pianto del neonato o le grida della madre: le donne del villaggio, intorno alla partoriente, fanno rumore e cantano forte, per evitare che gli spiriti si vengano a prendere il piccolo.

Quando poi il bambino nasce, la madre, curata e aiutata in tutte le faccende domestiche dalle altre donne, per i primi tre mesi  ha il compito fondamentale di “dare forma al bimbo”: lo lava, lo purifica, lo massaggia, e lo prepara così all’ingresso nella comunità. Solo allora gli viene dato il nome e solo allora viene ufficialmente accolto nel gruppo sociale.

Nei paesi islamici è motivo di vanto avere tanti figli, specie per l’uomo che viene considerato più virile e potente. La donna invece in genere arriva al parto senza sapere che cosa l’aspetta: se durante il travaglio ha paura, le altre donne cercano in ogni modo di distrarla da quello che sta succedendo. Il parto deve rimanere qualcosa di misterioso.

Il latte materno, nelle culture tradizionali, serve a dare al bambino la forza: se la mamma è senza latte, sarà compito della comunità prendersi cura dell’allattamento, il bimbo verrà nutrito da altre donne del gruppo.

Il contatto fisico tra madre e figlio in molte parti dell’Africa è molto importante: le donne legano il bimbo stretto a sé con uno scialle e lo portano sulla schiena in ogni momento della loro giornata. Il bambino talvolta arriva ad un anno d’età senza essere stato posato al suolo: fargli toccare terra, significa per la mamma africana esporre il piccolo a contaminazioni e pericoli.

La cosa strana è che quando finalmente il bimbo compie un anno, in pochi giorni inizia a camminare: sulla schiena della madre ha imparato istintivamente gli equilibri necessari alla camminata.

Quale è allora il nostro ruolo nell’accompagnare una donna in gravidanza di altre culture in un contesto così diverso dal loro?

La dott.ssa Vighi ci consiglia alcune strategie…

  1. Aiutare la donna a trovare il giusto equilibrio tra i due mondi in cui si trova a vivere…ricordiamoci che la gravidanza è un momento di passaggio nella vita di ogni donna, la straniera vive anche  in bilico tra la sua cultura tradizionale e quella occidentale.
  2. Non giudicare ciò che non capiamo e che forse come occidentali non potremo mai comprendere del tutto
  3. Ricordare che in Occidente noi esistiamo anche da soli, mentre in molte culture tradizionali l’individuo ha significato perché parte di un gruppo, di una comunità. Di conseguenza in Italia la mamma si preoccupa di “suo” figlio, del “suo” benessere, della “sua” salute, della “sua” istruzione; la mamma straniera invece spesso “dona un bimbo alla comunità” e la comunità ha il dovere di prendersene cura.

 A PARTIRE DALL’INCONTRO CON MAURIZIO ROBERTO del 24 SETTEMBRE 2017

TRACCIA DI RIFLESSIONE

 

Tutti sono concordi nell’asserire che il volontariato è un’esperienza umana con  un grande valore sociale.  Ma  come scrisse il sociologo Dolci,  “ciascuno cresce solo se sognato”.

Volontariato significa che delle persone si mettono insieme, in gruppo,  perché hanno una speranza comune, l’aspirazione ad una  società più buona, più giusta e più bella.   

E, per capire meglio noi stessi e che volontari siamo, è bene provare a comprendere le motivazioni che in genere muovono l’uomo nella relazione con l’altro . Ci sono diversi tipi di relazione umana:

1-     La relazione può essere basata sul dominio (ad esempio l’agonismo): una parte vince sull’altra perché in quel momento è più forte

2-     La relazione può essere guidata dall’idea del martirio (ad esempio una madre che durante un parto difficile chiede ai medici di salvare prima di tutto il figlio):  la parte “forte” si sacrifica a favore del “debole”

3-     La relazione può essere basata su uno scambio (ad esempio il medico fa una diagnosi perché è il suo lavoro e viene pagato per questo).

4-     La relazione può essere basata sull’idea del  dono (dono all’altro il mio tempo o la mia competenza, senza pensare di riceverne nulla in cambio, se non, magari, un grazie).

5-     La relazione può essere basata sulla condivisione:  condivisione significa mettere in comune il cammino che ciascuno ha fatto fino a quel momento, comprese le rispettive vulnerabilità e aspirazioni.

In sud America c’è un  villaggio  dove le case sono tutte uguali. La coppia che si sposa riceve in dono dalla comunità  una nuova casa nel villaggio, una casa uguale a tutte le altre .E si impegna a aiutare nella costruzione della casa ogni nuova coppia di sposi. La  casa viene donata ma accettare il dono  implica la condivisione della storia e della cultura di quel villaggio.

Il volontario con la sua presenza e con il suo agire “cambia il mondo”. Ma sono diverse le tipologie di intervento ovvero:

  1. C’è un volontario che desidera “consolare, lenire, alleviare”: è colui che crede che le persone, in quanto tali , meritino la sua vicinanza
  2. C’è colui che “consiglia, sostiene, appoggia e migliora”. Questo volontario si mette al fianco degli altri e fornisce consigli che ritiene  possano essere preziosi per permettere all’altro di cambiare. Si aspetta di solito un ringraziamento. 
  3. C’è poi chi  “insegna” perché si sente maestro e con le sue parole ed il suo esempio cerca di far sì che l’altro diventi come lui.

Esistono poi diversi processi collaborativi

  1. Io mi sacrifico x per te
  1. Scambio simmetrico win win E’ uno scambio dove  entrambe le parti hanno un vantaggio dalla relazione.
  1. Processo differenziale: il volontario esce arricchito dal suo servizio perché ha scoperto qualcosa di più di se stesso mentre aiutava l’altro
  1. Processo collaborativo a somma zero: io vinco e tu perdi
  1.  Uno  vince e tutti perdono

Il modello  vincente è quello differenziale : volontariato non come attività con il fine di risolvere un problema (del volontario o dell’assistito) ma  come momento collaborativo che permette al volontario  e all’assistito  di crescere entrambi nella conoscenza di sé.

Il volontariato  non deve  gratificare  ma deve aiutarmi  a dare una risposta a me stesso, a capire meglio chi sono io adesso. Come disse Gandhi: “ogni persona che incontri è migliore di te in qualcosa; in quella cosa impara! “

Come un agricoltore che prepara il campo, semina e con amore attende, anche il volontario deve dare tempo a sé e all’altro, per scoprire, condividere e crescere…  e forse dopo ci sarà  frutto.    

 

 

Anche quest’ anno, venerdì 16 novembre, in occasione della Giornata mondiale per  l’infanzia, la fondazione Rava ci ha dato la possibilità di raccogliere prodotti per il CAV in numerose farmacie della nostra città. Hanno aderito alla proposta ben 14 farmacie, a Reggio , a Montecchio, a Scandiano, a  Rio Saliceto. E’ stato molto bello vedere la grande generosità dei reggiani: hanno partecipato alla raccolta oltre 50 volontari, alcuni  della nostra associazione, altri della fondazione Rava; i donatori sono stati  circa 1000. Abbiamo raccolto pannolini, latte per neonati, tachipirina, omogenizzati , prodotti per l’igiene del bimbo: tutti questi prodotti verranno donati tramite i progetti Primula e Nascita alle mamme del nostro territorio che sono in difficoltà economica.

Un grande grazie quindi  da tutte le mamme e i bimbi del Cav a tutti voi , farmacie, volontari e donatori!

 

latte

Su questo sito usiamo i cookies per migliorare la tua navigazione
Cliccando su un qualsiasi link su questa pagina darai il consenso all'utilizzo dei cookies.