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 A PARTIRE DALL’INCONTRO CON MAURIZIO ROBERTO del 24 SETTEMBRE 2017

TRACCIA DI RIFLESSIONE

 

Tutti sono concordi nell’asserire che il volontariato è un’esperienza umana con  un grande valore sociale.  Ma  come scrisse il sociologo Dolci,  “ciascuno cresce solo se sognato”.

Volontariato significa che delle persone si mettono insieme, in gruppo,  perché hanno una speranza comune, l’aspirazione ad una  società più buona, più giusta e più bella.   

E, per capire meglio noi stessi e che volontari siamo, è bene provare a comprendere le motivazioni che in genere muovono l’uomo nella relazione con l’altro . Ci sono diversi tipi di relazione umana:

1-     La relazione può essere basata sul dominio (ad esempio l’agonismo): una parte vince sull’altra perché in quel momento è più forte

2-     La relazione può essere guidata dall’idea del martirio (ad esempio una madre che durante un parto difficile chiede ai medici di salvare prima di tutto il figlio):  la parte “forte” si sacrifica a favore del “debole”

3-     La relazione può essere basata su uno scambio (ad esempio il medico fa una diagnosi perché è il suo lavoro e viene pagato per questo).

4-     La relazione può essere basata sull’idea del  dono (dono all’altro il mio tempo o la mia competenza, senza pensare di riceverne nulla in cambio, se non, magari, un grazie).

5-     La relazione può essere basata sulla condivisione:  condivisione significa mettere in comune il cammino che ciascuno ha fatto fino a quel momento, comprese le rispettive vulnerabilità e aspirazioni.

In sud America c’è un  villaggio  dove le case sono tutte uguali. La coppia che si sposa riceve in dono dalla comunità  una nuova casa nel villaggio, una casa uguale a tutte le altre .E si impegna a aiutare nella costruzione della casa ogni nuova coppia di sposi. La  casa viene donata ma accettare il dono  implica la condivisione della storia e della cultura di quel villaggio.

Il volontario con la sua presenza e con il suo agire “cambia il mondo”. Ma sono diverse le tipologie di intervento ovvero:

  1. C’è un volontario che desidera “consolare, lenire, alleviare”: è colui che crede che le persone, in quanto tali , meritino la sua vicinanza
  2. C’è colui che “consiglia, sostiene, appoggia e migliora”. Questo volontario si mette al fianco degli altri e fornisce consigli che ritiene  possano essere preziosi per permettere all’altro di cambiare. Si aspetta di solito un ringraziamento. 
  3. C’è poi chi  “insegna” perché si sente maestro e con le sue parole ed il suo esempio cerca di far sì che l’altro diventi come lui.

Esistono poi diversi processi collaborativi

  1. Io mi sacrifico x per te
  1. Scambio simmetrico win win E’ uno scambio dove  entrambe le parti hanno un vantaggio dalla relazione.
  1. Processo differenziale: il volontario esce arricchito dal suo servizio perché ha scoperto qualcosa di più di se stesso mentre aiutava l’altro
  1. Processo collaborativo a somma zero: io vinco e tu perdi
  1.  Uno  vince e tutti perdono

Il modello  vincente è quello differenziale : volontariato non come attività con il fine di risolvere un problema (del volontario o dell’assistito) ma  come momento collaborativo che permette al volontario  e all’assistito  di crescere entrambi nella conoscenza di sé.

Il volontariato  non deve  gratificare  ma deve aiutarmi  a dare una risposta a me stesso, a capire meglio chi sono io adesso. Come disse Gandhi: “ogni persona che incontri è migliore di te in qualcosa; in quella cosa impara! “

Come un agricoltore che prepara il campo, semina e con amore attende, anche il volontario deve dare tempo a sé e all’altro, per scoprire, condividere e crescere…  e forse dopo ci sarà  frutto.    

 

 

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