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DOVE LA DISUMANITA’ AVANZA NOI TESTIMONIAMO L’UMANO

lezione magistrale del Prof. Fusaro

Oggi viviamo un’epoca di razionalità che oscura l’individuo: l’uomo moderno vive isolato, monade solitaria in un contesto complicato dominato dalla globalizzazione e dalle regole del mercato economico.

L’uomo di oggi  non crede più a nulla se non nella propria libertà e celebra il nichilismo come chance di liberazione dalla convenzioni.

Oggi si vive di tecnologia e  ci si sforza di rimanere al passo con i tempi: non ci si chiede più “chi sono” o  “cosa ci faccio qui”, domande che da sempre l’essere umano si è posto per comprendere la propria esistenza. 

L’uomo di oggi non accoglie la morale ma non la contesta nemmeno: semplicemente non se ne cura, perché i suoi sforzi sono tutti concentrati sul rimanere al passo con i tempi.  Come scrisse Guenther Anders, “l’uomo si sente antiquato rispetto alle realizzazioni tecniche che lui stesso crea”: è l’epoca del post-umano ovvero l’ era dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, dell’alienazione, della disumanizzazione dei rapporti.

L’uomo di oggi è senza radici (basti pensare ai tanti giovani che per trovare un lavoro sono costretti a trasferirsi in un altro stato o in un’altra città), perde la sua memoria storica ma anche il suo futuro. I giovani non pensano al domani, vivono solo  nel “qui e ora”, in un presente che occupa ogni minuto della giornata ma che al contempo lascia sempre insoddisfatti.

L’uomo di oggi si sente al centro del mondo (internet ci dà l’illusione della conoscenza totale e i social ci fanno credere che tutte  le relazioni si possano vivere a distanza) e tende all’auto-potenziamento infinto.  Se, come disse Epicuro, il povero è colui che non si accontenta mai, l’uomo moderno può dirsi povero.

 Nella corsa alla tecnologia si è dimenticato delle sue radici e del la morale, generando un società di migranti (Ratzinger disse “oggi si parla al diritto alla migrazione e non al diritto al radicamento”) che potrebbe dirsi  DISUMANA.

A noi, oggi, è chiesto di ricostruire l’umano, di testimoniarlo con la nostra esperienza (la parola esperienza, “Erfahrung” in tedesco, include in sé il concetto del viaggio nel tempo), incontrando e affiancando tante fragilità,  nuovi poveri, colti dal  senso di inadeguatezza e spesso incapaci di chiedere aiuto .

I tanti centri CAV nel nostro paese  e le numerose associazioni di volontariato che si prodigano ogni giorno nel sostegno all'altro, sono però motivo di speranza per un futuro in cui trionfi il  nuovo umanesimo. 

 

 

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